Energica, determinata e irriducibile sono alcuni degli aggettivi che possono essere usati per descrivere Antonia, un’operatrice storica di Accademia del Sostegno.
Nel 2014, a pochi mesi dall’apertura dell’ufficio di Accademia del Sostegno, Antonia lasciò il suo curriculum e dopo pochi giorni iniziò a lavorare con noi come assistente familiare. Da allora sono passati 8 anni e Antonia è diventata un pilastro fondante della Cooperativa. Abbiamo deciso di intervistarla per farci raccontare la sua storia ed affrontare alcuni argomenti che le stanno a cuore.
Prima di diventare parte di Accademia del Sostegno, Antonia lavorava in ospedale come infermiera di corsia. “Se dovessi scegliere tra lavorare come infermiera e assistente domiciliare preferirei proseguire con quello che faccio adesso”, ci dice. “Ho più soddisfazioni perché assisto individualmente la persona, cosa che mi permette di dedicarle più attenzioni. In ospedale non era così: lavorando con altre colleghe possono nascere controversie, ma soprattutto non si può trascorrere molto tempo con i singoli pazienti”.
Quando le abbiamo chiesto quali sono le principali difficoltà del suo lavoro attuale, lei schietta ha risposto: “La collaborazione tra famiglia e assistenti non è sempre facile, ma piccoli accorgimenti possono fare la differenza. Ad esempio, la famiglia potrebbe spiegare la terapia dell’assistito cosicché l’operatrice ne sia al corrente fin da subito e riesca a gestire la persona nel migliore dei modi, senza sentirsi a disagio o senza perdere tempo chiedendo informazioni. Trovo controproducente lo scontro tra famiglia e assistente perché entrambe le parti vogliono che l’assistito sia curato nel migliore dei modi”.
Nel raccontare il suo lavoro, Antonia si sofferma particolarmente sull’aspetto psicologico: “Umanità, sensibilità, sicurezza. Questo è tutto quello che serve”, spiega. “Prendersi cura di una persona anziana è un compito delicato, perché bisogna comprendere il suo complesso stato d’animo: dopo anni di indipendenza e autonomia, accettare l’idea di avere bisogno di assistenza può essere una dura lotta da affrontare. I clienti devono ricostruire del tutto o quasi la propria quotidianità e abitudini, di conseguenza l’empatia diventa un fattore cruciale nel rapporto assistito-operatore.” Può sembrare impegnativo, ma Antonia lo descrive quasi come un divertimento: “Basta semplicemente raccontare un episodio della propria giornata, qualcosa che possa farlo ridere e farlo distrarre dalla malattia; altre volte sarà l’anziano a raccontarti delle sue esperienze. È anche necessario incoraggiarlo, in quanto accade spesso che l’anziano sia demoralizzato”.
Le abbiamo chiesto infine che consiglio darebbe alle altre operatrici e operatori che entrano per la prima volta nel mondo dell’assistenza domiciliare. Lei con semplicità ha risposto: “Avere pazienza è la virtù più utile in questo lavoro: serve avere pazienza nel rapporto con la famiglia e naturalmente anche con l’assistito. Consiglio caldamente di non arrabbiarsi mai e di non alzare la voce, perché l’assistito potrebbe chiudersi in se stesso. Viceversa, se è il cliente ad avere un episodio di rabbia o di malumore, è meglio lasciare che si sfoghi e solo dopo andare da lui. Dare spazio all’assistito è molto importante”.
Antonia conclude dicendo che tutte le possibili difficoltà di questo lavoro possono essere superate con la passione: “Coloro che scelgono questo ambito lavorativo devono voler contribuire al miglioramento della vita di persone fragili. Bisogna avere la passione e la volontà di aiutare gli anziani in una delle fasi più complicate e delicate della loro vita”.
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